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Ricostruzione Ossea Dentale

La riabilitazione implanto-protesica fissa rappresenta una delle sfide più difficili per il chirurgo orale quando deficit di altezza e/o spessore dell’osso complicano le convenzionali procedure di posizionamento implantare.
In condizioni ideali, con un buono spessore e una buona altezza e qualità ossea, il successo funzionale ed estetico dell’implantoprotesi è favorevolmente predicibile.
Per rendere possibile il posizionamento implantare è necessario avere una quantità e una qualità di osso sufficiente al posizionamento stesso.
L’osso residuo può risultare talmente ridotto in termini di altezza e larghezza che le sue dimensioni non sono più sufficienti per posizionare gli impianti.
Le riduzioni di volume dei processi alveolari sono definite “Atrofie ossee”. Queste atrofie ossee sono causate per lo più dalla perdita di denti (edentulia ) e/o dall’effetto distruttivo della parodontite (piorrea).
In questi casi, per poter posizionare gli impianti, occorre aumentare il volume dell’osso residuo.

La correzione delle atrofie ossee può essere effettuata principalmente con varie modalità:

  • La rigenerazione ossea guidata (GBR)
  • L’innesto a blocco (origine intra o extraorale)
  • L’espansione di cresta (Split Crest)
  • Rialzo del seno mascellare (grande o mini)
  • Piezochirurgia

La rigenerazione ossea guidata (GBR)

L’obiettivo della rigenerazione ossea guidata (GBR, Guided Bone Regeneration = Rigenerazione ossea guidata) è quello di promuovere la formazione di nuovo osso per ricostruire una cresta alveolare atrofica prima o in concomitanza dell’inserimento implantare, attraverso l’utilizzo di materiali riempitivi e di membrane di diversa natura.
L’osso autologo, cioè l’osso proprio del paziente, è senz’altro il materiale migliore per l’aumento osseo prelevato da siti intraorali come il mento o l’angolo mandibolare. Altri materiali sostitutivi di derivazione sintetica si sono dimostrati invece molto poco efficaci a questo scopo, contrariamente a quanto viene asserito da alcuni. La letteratura scientifica è molto chiara in proposito e non lascia spazi a interpretazioni di parte.
L’unico tessuto osseo che presenta gli stessi requisiti dell’osso autologo (quello proprio del paziente) è l’osso di banca, cioè osso proveniente da donatore umano e in particolare quello definito Fresh frozen bone (FFB).
La conservazione del tessuto a -80° elimina i fattori antigenetici responsabili di un eventuale rigetto, pur lasciando inalterati i “fattori di crescita” che consentono una veloce e completa integrazione. Il tessuto viene accuratamente analizzato e fornito con una dettagliata documentazione circa i controlli effettuati. Questi controlli, oltre a quelli microbiologici per escludere affezioni batteriche e micotiche, comprendono una serie di test per specifiche malattie che assicurano l’assoluta sicurezza del tessuto.
In tutto il mondo sono stati già effettuati, soprattutto in ambito ortopedico, più di 7 milioni di interventi senza aver mai riscontrato alcun problema.
L’uso di osso omologo consente inoltre di avere a disposizione una maggior quantità di tessuto, un unico sito chirurgico e la possibilità di effettuare l’intervento in anestesia locale e senza ricovero.

Su questo argomento il titolare del nostro studio, assieme ai suoi collaboratori, ha portato avanti e realizzato i primi studi in Italia ed Europa, ha pubblicato i primi lavori scientifici, ha scritto il primo libro sull’argomento (https://www.amazon.it/Losso-Banca-fresh-frozen-Chirurgia/dp/B0738BRJ1C), partecipa e tiene costantemente corsi e conferenze in Italia.

Disegno schematico di una GBR con utilizzo di membrane e riempitivi

Disegno schematico di una GBR con utilizzo di membrane e riempitivi

L’innesto a blocco (origine intra o extraorale)

Innesto a bloccoInnesto a blocco

La tecnica di rigenerazione ossea che prevede l’utilizzo di innesti ossei a blocco è indicata in caso di importanti atrofie, e viene praticata dal chirurgo orale quando altre tecniche risulterebbero inefficaci.
In relazione al tipo di ricostruzione da effettuare e alle esigenze del paziente può essere utilizzato osso autologo, ossia prelevato dal paziente stesso in sede intraorale o extraorale, o osso omologo, proveniente dalla banca dei tessuti. Altro metodo per la terapia delle atrofie ossee sia orizzontali che verticali consiste nell’utilizzo di innesti a blocco di osso.

Solo in casi di innesti molto estesi bisogna far ricorso a siti extraorali, per esempio, l’anca o la teca cranica. L’osso può essere prelevato a forma di blocchetti che sono sagomati e fissati nel sito ricevente mediante piccole viti di titanio.

Incremento orizzontale di osseo attraverso l’utilizzo di osso in blocco

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1. Cresta Alveolare atrofica in senso orizzontale
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2. Innesto di un blocco di osso avvitato alla cresta atrofica
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3. Innesto osseo integrato alla cresta atrofica
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4. Cresta di volume idonee al posizionamento implantare

Incremento verticale di osseo attraverso l’utilizzo di osso in blocco

 

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1. Cresta atrofica orizzontale
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2. Innesto a blocco avvitato
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3. Cresta idonea al posizionamento implantare

L’espansione di cresta (Split Crest)

L’incremento orizzontale delle creste edentule atrofiche è oggi possibile con la tecnica“Split Crest”. La realizzazione della tecnica split crest (espansione crestale), previa osteotomia (taglio dell’osso), consente di aumentare lo spessore di creste edentule contestualmente all’inserimento di impianti. Si otterrà così, un’elevata percentuale di successi (98%), che consentirà una riabilitazione implantoprotesica soddisfacente.

Disegno schematico della tecnica Split Crest

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1. Cresta atrofica a lama di coltello
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2. Uso di scalpelli per aprire la cresta (osteotomia)
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3. Cresta atrofica divaricata (Split Crest)
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4. Inserimento implantare dopo l’espansione

Rialzo del pavimento del seno mascellare (grande o mini)

Il seno mascellare è una fisiologica cavità aerea che si estende nella zona posteriore del mascella superiore (maxilla). Spesso dopo la perdita di denti in questa zona anatomica della mascella, si ha come conseguenza una riduzione in altezza dello spessore d’osso.
Esistono due tecniche differenti per incrementare l’osso in altezza in questa sede:

  • Mini rialzo del seno mascellare (Elevazione interna)
  • Grande rialzo del seno mascellare (Elevazione esterna)

Mini rialzo del seno mascellare

Questa tecnica chirurgica viene eseguita per ottenere un aumento volumetrico in altezza di pochi millimetri (4-5 mm), in un sito con spessore osseo insufficiente in altezza (5-6 mm).

Radiografia endoraleRadiografia endorale che mette in evidenza uno spessore osseo non sufficiente per poter posizionare un impianto di almeno 10 mm

Disegno schematico della tecnica di mini rialzo del seno mascellare

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1. Prima fase della perforazione ossea
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2. Allargamento della perforazione ossea
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3. Innesto osseo
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4. Posizionamento dell’impianto sull’innesto effettuato

Grande rialzo del seno mascellare

Questa tecnica viene eseguita qualora esista un ridottissimo volume di osso residuo in altezza nelle zone posteriori della mascella per poter posizionare degli impianti.

Rx- endoraleRx- endorale che mette in evidenza in corrispondenza della zona posteriore del mascellare una quantità ridottissima di osso in senso verticale

In questa situazione occorre un aumento del volume osseo verticale mediante il grande rialzo del seno mascellare. Da un accesso operatorio intraorale il pavimento del seno è esposto e la membrana di rivestimento del seno è sollevata delicatamente. Lo spazio formatosi viene riempito di osso autologo particolato e/o osso artificiale.

Disegno schematico della tecnica di grande rialzo del seno mascellare

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1. Disegno dell’antro chirurgico osseo
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2. Creazione dell’antro con rialzo del pavimento del seno mascellare
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3. Innesto osseo nell’antro
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4. Posizionamento dell’impianto

In presenza di uno spessore sufficiente di osso basale residuo (circa 4-5mm) gli impianti possono essere inseriti contemporaneamente al rialzo del seno mascellare. Altrimenti si rigenera l’osso e si procede al posizionamento degli impianti solo dopo un tempo di attesa di 6-8 mesi.

Disegno schematico della tecnica di grande rialzo del seno mascellare e contemporaneo inserimento implantare

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1. Inserimento degli impianti sull’innesto osseo
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2. Integrazione dell’osso e degli impianti

PRF: Fattori di crescita dal sangue

Uno dei più importanti obiettivi della ricerca e quella di trovare soluzioni che tendono a ridurre il tempo di guarigione ed osteointegrazione degli impianti. In questo contesto i fattori di crescita ossea giocano un ruolo importante.
Da un prelievo di sangue del paziente, si centrifuga e si ricava un concentrato di piastrine e fibrina ad alto contenuto di fattori di crescita. Applicando questo concentrato, chiamato PRF -Plateled Rich Fibrin (Fibrina arricchita in piastrine), durante gli interventi di chirurgia ossea rigenerativa, si ottiene una accelerazione della rigenerazione dell’osso e una guarigione più veloce dei tessuti molli. Noi adoperiamo il sistema automatizzato PRF per produrre concentrati di PRF sterili di altissima qualità.

Piezochirurgia

La piezochirurgia è una innovativa tecnica in aiuto alla chirurgia ossea ed alla chirurgia implantare. Strumenti fini in metallo trasmettono microvibrazioni a frequenza ultrasonica e riescono a tagliare l’osso in modo estremamente delicato e preciso. Il grande vantaggio della piezochirurgia rispetto alle frese tradizionali è il suo taglio selettivo. Un altro vantaggio è la quasi totale assenza di sangue nel campo operatorio. L’osso viene poco traumatizzato durante il taglio e, di conseguenza, la guarigione postoperatoria è migliore.
Durante i nostri interventi chirurgici adoperiamo questa tecnologia soprattutto per il prelievo di innesti ossei, per il rialzo del seno mascellare, per lo Split Crest, nonché per tutte le operazioni in stretta prossimità di nervi o vasi sanguigni.

Sala chirugica

Tutti i trattamenti chirurgici, pur se effettuati in maniera ambulatoriale, sono sempre dei veri e propri interventi di chirurgia. Per questo è importante che sia assicurata la corretta preparazione del paziente all’intervento e la sterilità della sala chirurgica adibita a queste attività e di tutte le attrezzature.
E’ quindi necessario coprire con l’utilizzo di materiale sterile tutto il campo operatorio compresi operatori e paziente ed utilizzare sempre materiale sterile monouso per annullare completamente il rischio di infezioni crociate tra paziente, operatore ed assistenti.